
*loading* ignare creature
hanno scoperto il vero volto della morte...
mercoledì, 27 settembre 2006
E' dietro le mie spalle, lo sento, ogni mia cellula reagisce alla sua luce, mentre il buio attorno a me sembra proclamare a gran voce che non può disturbarlo niente. E difatti è così, questo buio melmoso che è la mia casa da troppo tempo perchè io possa non chiamarla così, non reagisce alla luce restando solo buio qualsiasi cosa accada, e nemmeno la sfolgorante essenza di colui che mi sta appollaiato dietro le spalle in un contemplativo silenzio di attesa, pare poter fare nulla di fronte alla mia eterna rovina. Chiudo gli occhi e deglutisco senza voltarmi. Vorrei potergli dire di andare via senza essere costretto a voltarmi, ma la voce non è più mia cosa e per comunicare con lui, io devo guardarlo. Lui no, per Lui è sempre tutto semplice. E' arrivato in perfetto silenzio, nemmeno il microscopico fruscio di una piuma come preavviso, ma è bastata solo la sua presenza per farmi accapponare la pelle fino all'attaccatura dei capelli. Ci riprova un'altra volta..... Riprova a stabilire un dialogo con me, con il reo confesso che si è preso in faccia la lama incandescente della sua famosissima spada. Quella che avrebbe dovuto essere destinata alla bestia con sette teste e dieci corna che sorgerà dal mare il giorno della mia liberazione, e non certo a me. Che sia benedetto quel fatidico giorno! Mi da la nausea, Lui con il suo calore che striscia in modo nauseante sul mio gelo, lui con i suoi sospironi affranti, che ruba come un ladro i miei pensieri inarticolati. «Nemesis....» sospira, ed a sentirgli pronunciare il mio vero nome, vorrei solo vomitare e farlo a pezzi mentre mi volto dalla sua parte pavoneggiando il mio volto massacrato dalla sua irreprensibile dedizione di servire sempre e comunque la mano del Giusto. Sorrido, uno scintillio di canini acuminati. I miei. Quelli che fanno parte integrante della mia pena, come queste enormi e artigliate ali nere senza piume che stanno in bella mostra, quelle che nonostante con lui non c'entro niente, fanno gemere tutte le anime che vado a mietere, convinte di finire in mano a Satana. Altro fratello sventurato, punito praticamente per il mio stesso reato, a cui ovviamente dovrei fare guerra per partito preso visto che lui è il male, ed io, a modo mio, rientro ancora nel disegno di Dio. Lo fisso canzonatorio. Io. L'amico perduto, colpevole di aver amato qualcuno che anche lui ha amato. Lui lo ha fatto in silenzio ovviamente, perchè Michele non può sbagliare. Lui è il primo, ed il primo è perfetto e viene tenuto nell'Empireo anche se mente spudoratamente, solo perchè oramai è stampato a caratteri cubitali nel cast principale dell'ultimo giorno della storia del creato. Lì ci sono anch'io, ma la gloria è indiscutibilmente la sua. E mi guarda senza vergogna, con i suoi occhioni del colore del cielo, con i suoi apollinei boccoloni biondi che gli vezzeggiano il viso da angelo bastardo quale è. «Nemesis ...» E rifà il mio nome con la sua voce melodiosa e calda, come se il farlo mille volte potesse valere il mio perdono. Povera creatura pennuta, lui viene solo a fare la pace con un amicone che abita fuori dalla sua città! Vorrei poter fare qualcosa, qualsiasi cosa per strappargli quell'espressione da cucciolo bastonato dalla faccia, ma non posso fare altro che rimanere immobile davanti a lui a fissarlo come se fosse l'ultimo verme sulla terra. Io. Il demonio dai lunghi capelli bianchi come il sudario che riveste la morte nelle favole paurose che si raccontano ai bambini, quello dai profondi occhi neri affilati come lame taglienti, che ricordano troppo da vicino le profondità dell'inferno. Il mio inferno. Certo non quello vero, io con quel posto non ho a che fare. Non l'ho mai visto nemmeno prima della seconda cacciata. La mia. Se fossi parte di quel posto almeno avrei un fratello nella mia stessa situazione con cui parlare. Ed invece a me sta la pena di fare la guardia allo Sheol e di raccattare dal piano astrale che compete i mortali, gli sventurati che hanno la sfortuna di doverci passare. La stragrande maggioranza ovviamente. Ma loro possono dire di essere di transito, io no. Io resterò qui e loro mano a mano sconteranno per poi essere afferrati da ali bianche che vedranno chiaramente, ed a cui non diranno tutte le crudeltà che urlano in questo universo contro di me. Bella consolazione, sono io il Caronte della cristianità!!! Forse Dante quando lo ha inserito all'inferno, pure se erroneamente, parlava proprio di me. Chissà. "Che vuoi ancora da me." Poche parole le mie, senza voce come sempre, lapidarie come sempre. Purtroppo so che non posso fare niente per mandarlo via, l'unica tattica appropriata è sfinirlo e fargli passare la voglia di chiedermi ciò che non posso dargli. Ma questo andirivieni capita troppo spesso, quindi sto cominciando a perdere la pazienza, e da quando Azrael mi ha dato la chiave per affacciarmi un po' sul mondo, un po' per gelosia, un po' per frustrazione, sono diventato ancora più intrattabile. Poi diciamo che ne sopporto solo uno, perchè per me e per Lei qualcosa l'ha fatta, ma Gabriel è tutta un'altra storia. Un'altra categoria d'arcangelo. Se posso dire che in cielo ho ancora un occhio benevolo che mi guarda quello è il suo. Ma Gabriel è un'altra storia, l'ho detto. Ne parlerò quando sarà il momento, o quando me ne verrà la voglia. Non voglio mescolare certe cose così distanti fra loro. Nè ora nè mai. Michele intanto sospira, è affranto. «Volevo solo sapere come stai» Fanno stronzate e dicono stronzate! Come sta uno nella mia condizione?! Ghigno divertito e incrocio le braccia sul petto guardandolo di sbieco. Mi da fastidio persino la sua vista, tutta quella luce ormai mi è indigesta. "Come al solito, come chi è stato buttato giù dal paradiso, e sono due millenni e mezzo che vaga da solo in una oscura valle di lacrime, circondato da anime che farebbero di tutto pur di farlo a pezzi" «Sai di che parlo. Parlo di Lei.» Ed un ruggito selvaggio mi riempie la gola improvviso come le sue parole. Che Dio mi aiuti! Lo sa! Lo sa!!! Avanzo a pugni stretti, chiaramente disposto a farlo a pezzi anche se so che non riuscirò a torcergli nemmeno un capello. Forse un tempo avrei potuto, ma quel tempo è lontano. Perduto. Ed io in quel tempo lo consideravo un amico. Un falso amico, uno che mi ha tradito. Uno che ora viene a planare davanti a me per folgorarmi con le sue capacità innate di sapere sempre tutto quello che accade sotto il cielo. Non può togliermi anche questo! Non può! E non articolo pensieri compiuti, mentre lo investo con la paura che mi empie la testa come un fiume in piena. Mentre sento che quella spada custodita al sicuro nel suo fodero di piume di serafino e fili d'oro, può ferirmi ancora e può farlo ancora più di prima. Mentre sento che il fatto di essere stato scoperto come un ladro con le mani nel sacco, può costarmi davvero l'inferno. Non può togliermela ora che l'ho ritrovata! Non può! «Io la seguo ogni giorno.» Maledetto! Ma la mia rabbia è troppa perchè riesca a farglielo arrivare nel cervello. La paura è soverchiante e mi spezza il fiato nello sterno, anche se io di fiato non ne ho assolutamente bisogno. «Da quando avvenne.» Che tu sia maledetto Michele! Come me! Come lei! In nome di ciò che mi hai tolto, in nome di ciò che per paura di finire scacciato hai rinnegato! In nome di ciò che hai spezzato con quella spada per seguire le tue leggi cieche e sorde! «E so che proprio come te non ha mai rinnegato ciò per cui è stata punita.» Certo che no bastardo di un pennuto! Certo che no! Vivevamo per amare e in nome di quella legge siamo caduti! Potevamo diventare diversi, ma come vedi..... D'un tratto la mia rabbia si placa, la paura no, perderla un'altra volta mi porterebbe alla follia, ma so che come lei che ancora non sa niente, di fronte alla mano del nostro carnefice siamo impotenti. "A modo nostro ne usciamo sempre vincitori." Lo dico a voce piena, ma so già che il purgatorio per me sta per diventare l'inferno. «L'ho sempre saputo. Ho sempre saputo che su questa cosa se non vi avessimo distrutti non avremmo mai vinto.» Mi sento così afflitto e disperato che non posso che stringere quei pugni, come se il farlo valesse la nostra intera esistenza. Mi sento morire, franare il buio che ho sotto i piedi, e la sensazione è soverchiante. Mi schiaccia, mi annoda le viscere e mi dilania. Sento la lucidità svanire, il cuore, io che non ho un cuore fatto di carne e sangue, scoppiare. Le grida dei penitenti mi trafiggono il cervello e le carni, come se fossero le mie grida, mescolando il loro infinito dolore al mio. Un uragano inferocito che si abbatte su di me e mi annienta dentro. Non ho avuto il coraggio di parlarle, di dirle che in qualche modo sono tornato, perchè non l'ho per niente fatto. Sono solo un'ombra con la capacità di parlare dentro ad un mondo virtuale che da una seconda vita a tutti, non sono come loro che le sono accanto, non sono come lei, ed il saperlo fa male. Troppo troppo male. "Non togliermela, sto già scontando la mia pena! Non ti basta?!" E' una supplica, il pianto mal celato è chiaro come se fosse sorto all'orizzonte del cielo nero un sole già volto a mezzogiorno. «Non mi è stato detto di farlo.» La sua voce trema, è gelosia... Invidia. Questo arcangelo bugiardo ancora l'ama. Lui che con me può ancora parlare, mentre con lei non ha il permesso di farlo. Io so il perchè, come lo sa lui.... Io sono un reo confesso, ma lui è un reo di cui il padre nostro sa il reato. "No?!" «No.» Strabuzzo gli occhi e guardo verso l'alto in cerca di risposte che non arriveranno. Il padre mio non parla più con me da quel lontanissimo giorno. Sono solo un'appendice oscura del suo disegno, niente di più. Solo un'ombra rabbiosa che fa per lui il lavoro sporco. Ma non capisco, non comprendo, ed anche se da me l'incubo sconfina per riversarsi verso l'esterno e lasciarmi libero di riprendere ad esistere, ho bisogno di capire. «La porta che hai aperto tu è fuori dalla nostra portata, ma è nelle mani di chi detiene il dominio sulla terra. La tua condanna è che non ti è concesso vederla e di sentirla, e la sua è che anche se volesse farlo non la vedrai o non la sentirai. Vi abbiamo dato una condanna imperfetta per un mondo che ci ha battuti con il suo galoppante progresso.» No! Non ci credo! Devo la mia salvezza al sovrano dei dannati?! A colui che fu il precursore fra tutte le cacciate?! No! Che tu sia benedetto da Dio come un tempo fratello mio! Il tuo attaccamento alle passioni umane e la tua voglia sconfinata di renderli simili a Lui per farlo vacillare mi ha salvato! «E le condanne si danno una sola volta, così parlano tutte le leggi del mondo. Dopo si sconta solo la pena.» Vero.... La sua immagine non rimane impressa e la sua voce non si registra... Quello stupido gatto aveva ragione allora. E' diventata così simile ai non morti da poter credere che la sua pena sia proprio quella. Ed invece no, è drammaticamente diversa. Lei ha visto ciò che ho visto io, ha vissuto per ciò per cui ho vissuto io, ed ha perso ogni cosa, anche tutte le speranze il giorno in cui le ho perdute anch'io. Che ti hanno fatto Saphira mia, mia Saphira dagli occhi verdi come gli smeraldi più puri. Che ti hanno fatto? Come è successo a me, ti hanno tolto te stessa e ciò che delineava i tratti concreti della tua esistenza. Per quale ragione vivi oggi? «Lo sai. Per ciò per cui vivi tu. Quindi non farle male, non farla soffrire. Ha già sofferto abbastanza» Io farla soffrire?! Io che l'amo più di me stesso e che vivo per lei soltanto?! Io che spazzerei via la vita dal mondo in un solo volo a picco sul genere umano, per il solo intento di accelerare questo infinito tempo che me la porta via?! Affilo gli occhi. Avanzo. Lo violento nello spirito con il mio rancore, con il mio disprezzo. Stringo i punti per non aggredire ciò che non posso sfiorare, e per la cui impotenza del gesto mi sentirei morire dentro più di quanto non sia morto già più di due millenni fa. "Ringrazia te stesso, le tue belle mani affusolate. Ringrazia quella spada fiammeggiante che benedicono dalla terra questi stoltissimi umani che di te e di ciò che sei davvero non sanno niente. Ringrazia ciò che hai fatto mentre mentivi. Mentre il tuo silenzio codardo aggravava il nostro peccato. Un peccato d'amore. Ero nato per farlo e l'ho fatto, proprio come mi era stato chiesto, e alla fine ho pagato venendo rinnegato. Sono un angelo imperfetto perchè sono stato rapito dalla magia che rende unico il genere umano. Lei è un angelo imperfetto per lo stesso motivo. Siamo nati per appartenerci come vedi, mille anni luce lontani da te, vecchio amico mio." Vedo la sua rabbia salire agli occhi ed iniettarli di oro colato, ma niente mi spaventa. Io non posso toccare lui, lui non può toccare me. A quanto pare la mia rabbia è inclusa nei regimi già contemplati dalla mia pena. «Non sfidarmi fratello mio, tu non sai.» "Io non so cosa? Che l'amavi anche tu ma che hai taciuto per codardia? Oh certo che lo so, e ti incolperò per questo ogni giorno di questa mia orrenda esistenza che proprio tu hai determinato al fianco del buon padre mio. E tu cosa mi farai Michele? Mi segregherai in un posto oscuro fino alla fine dei tempi, a raccogliere anime disperate ed urlanti che chiedono inutilmente a Dio di non dover morire?" Non mi risponde, ma si solleva ergendosi davanti a me in tutto il suo splendore. Ho vinto, l'ho sfinito e lasciato senza parole, di fronte al fatto che ho le parole giuste da dire e che se voglio posso nuovamente parlarle e lui no. Lui non può, proprio per via della sua codardia che gli ha lasciato il cielo. Gli occhi gli si riempiono di pianto, ma è come se non lo vedessi, mentre mi volto verso il buio dove lui non c'è a nausearmi e lui spicca un volo a picco verso il cielo. E posso ancora piangere tutte le lacrime che voglio, squarciato dal dolore delle mie vittime erranti che vorrebbero punirmi per ciò che ho fatto loro, senza comprendere che sono vittima di questo destino atroce tanto quanto loro. E torno alla solitudine del mio inferno a metà fra cielo e terra. Solo a piangere per te, per me, e per ciò che ancora dovremo patire nel lunghissimo tempo che ancora spetta a questa terra. Mia Saphira, Saphira mia.... Anche se troppe volte è una vittoria amara come il fiele, a modo nostro Io e Te ne usciamo sempre vincitori.
Alle ore 15:34
~ michael ~
Visitor from Paradise
Countdown
License


Grafica, template e brani inediti contenuti in questo blog
sono coperti dalla
Creative Commons License
Categories

anger
coglioni dal mondo
contest
cursed poet
demoni incarnati
hell and heaven
lilithriel
michael
music from the abyss
shadow of devil
sins and sinners
temptations
the history of a fallen angel
the sins
thoughts in the darkness
umane boiate
Infernal Soundtrack
Links

My Hell

marzo 2008
febbraio 2008
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
Voices from The Abyss

LithaDexavier in Vincitore 1° Contes...
SpiritSoldier in Vincitore 1° Contes...

Link Me

Credits
Html & Grafica
by Lilithriel
BlogHosting Splinder
ImageHosting Altervista
Apocalypse, 6, 1-8
Saphira

Blood Tears

Paradise Lost

Kiss of Death

Song From The Soul

Precisazioni
Per evitare altre entrate ad effetto di qualche componente e/o sostenitore della santa inquisizione, soprattutto perchè non sono sempre in vena e rischio di fare una strage, ricordo ai poveracci che questo è un blog di gioco di ruolo e avviso che non accetto più rotture dovute a perbenismi spiccioli.
Il proprietario del blog, ultimamente ce le ha girate e si comincia a rompere il cazzo di dover uscire continuamente dal suo personaggio per qualche ritardato mentale che non sa distinguere il gioco dalla realtà. Per certe cose consiglio lo psichiatra o direttamente il ponte di Ariccia.
Grazie. Distinti Saluti.
Ulteriori chiarimenti inopinabili li trovate QUI
Disclaimer
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001